68- narcisiste fallite

“Nemmeno tra i miei coetanei trovo qualcuno con cui voglia aprirmi e confidarmi.
Ho solo compagni di tempo.
Lo lasciamo scorrere via scambiandoci una limitata, reciproca compagnia, ma mai senza toccarci, senza aprire il nostro cuore.
Sveliamo le nostre infatuazioni, le marachelle, ma non accenniamo ai nostri terrori, ai nostri tormenti, alle ragioni che non ci fanno prendere sonno la sera.
Sono fatta così.
Come me sono fatte le mie compagnie.
Gli occhi spenti di chi incrocio mi sussurrano che anche per molti altri è lo stesso.
Parliamo eppure le parole che dovremmo far uscire dalla bocca rimangono a morire dentro di noi e li marciscono inaredendo la parte più profonda di noi stessi; spegnendo la nostra luce più luminosa.
Il mio problema è che nessuno mi ha mai insegnato a parlare, a confidarmi.
C’è chi riesce con le proprie madri, con le amiche…Io non riesco a farlo con nessuno…Se non con un foglio bianco…Peccato questa non sia comunicazione, solo illusione di comunicazione.
Quanto vorrei che fosse mia madre la donna con cui avere un dialogo positivo.
Invece siamo delle estranee che non sanno fare altro che litigare.
Due bambine egoiste capaci solo di far la lotta a chi batte i piedi più violentemente.
Le nostre reciproche parole senza alcun senso.
Urliamo tanto da irritarci la gola ma siamo due cuori sofferenti e muti.
Due narcisiste fallite.
Mio padre?
Un estraneo anche lui.
Mi trovo a mio agio con lui solo perché non esprime alcuna pretesa.
È come se gli scivolasse tutto da addosso.
Non parla.
Non fa nulla.
Non mi stimola affatto a cercare di avere delle confidenze con lui.
Che sia davvero questo mio padre o dentro di lui come me ci sono uragani impazziti di sentimenti?
Mio fratello? Ah ah! Mio fratello!”.
Così ho riempito un foglio del mio diario personale molti anni fa.

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