Novità nella mia famiglia.
Brutte novità.
Mia madre e mio padre erano in crisi.
In relatà era mia madre ad essere in crisi.
Papà sembrava accettare la situazione per evitare che tutte degenerasse. Era accondiscendente nella speranza che lei si calmasse.
Io mi chiedevo sbalordita come facesse ad avere tanta pazienza.
Per motivazioni di tipo lavorativo mio padre era stato costretto ad andare a Padova.
Poco dopo l’inizio della vita da pendolare di mio padre, mamma ha iniziato ad avere dei dubbi. Prima li ha covati dentro se stessa. Fino a che non è scoppiata. Il fatto che il marito dovesse rimanere fuori casa tutta la settimana per lei non era affatto rassicurante.
Un pomeriggio, senza preamboli, è venuta in camera mia ed ha dichiarato:
“Sto iniziando a pensare che tuo padre mi tradisca”.
Mi è venuto un colpo. Mi sono sentita sudore freddo scendermi per la schiena.
Stupefatta che mia madre si stesse confidando con me ed incredula di aver capito bene.
Sapevo che era impossibile. Di mio padre sapevo poco ma una cosa era certa: per lui esisteva solo mia madre.
Il problema era uno: se mia madre supponeva qualcosa nella sua testa lo riteneva verità assoluta.
Come avrei potuto liberarla di quella folle idea?
La situazione mi sembrava più grande di me. Non sapevo proprio come reagire.
Senza ribattere mio padre ha accettato le direttive di mamma: dormiva nel mio letto durante il fine settimana. Io avevo preso il suo posto nel letto matrimoniale.
Mia madre aveva preferito la figlia difficile al marito fedifrago.
A parole sia io che mio fratello abbiamo tentato di dissuaderla dal tormentarsi con presunte false ipotesi: era l’unica a non vedere quanto lui l’amasse?
Perchè non le riusciva di vivere serenamente?
Doveva necessariamente trovare qualcosa che non andasse.
Trovare sempre qualcuno le facesse un torto. Un danno che per lei era il peggiore tradimento.
Prima eran o le mie zie che erano state cieche e sorde alla sua sofferenza e a quella di Marta,; tanto egoiste ed insensibili da far festa mentre lei e Marta piangevano in casa, abbandonate da tutti. Anche da mio padre.
Poi io e mio fratello. I figli più terribili che le potessero capitare.
Ora mio padre che aveva un’altra donna.
Mai avrei immaginato che le sue manie di persecuzione l’avrebbero portata contro mio padre.
Scena terribile a tavola.
Io e mio fratello immobili con la forchetta in aria, con gli occhi spalancati, fuori dalle orbite per l’incredulità.
Mamma con gli occhi lucidi. Si stava sfogando contro papà. La lasciavamo fare, nella speranza che lo sfogo verbale la liberasse dai pesi che lei stessa si creava.
Con il viso rosso dalla rabbia sputava parole contro il marito. Non un fiume, uno tsunami.
“A te non è mai importato di tua figlia! Te ne andavi giù da tua madre a festeggiare con le tue sorelle mentre io e Marta eravamo chiuse in camera sua a piangere! Tu sei stato contento che lei sia morta!”.
Non ci credevo. Non volevo credere che lei lo avesse detto per davvero.
Limiti. Mia madre non li ha mai avuti ma li ha sempre pretesi dagli altri.
Mio padre non ha ribattuto. Ha smesso di mangiare e si è messo a piangere. Testa china, mani a coprirsi il viso. Singhiozzi di dolore puro. Un bambino. Non un uomo.
Mia madre ha sempre saputo di quale parole servirsi per colpire nel punto più debole. Quasi avesse un potere magico. Una capacità ultraterrena.
Io non sapevo proprio a chi portare conforto. Mi sentivo dei macigni sul petto.
Papà si è alzato. E’ andato a chiudersi in camera mia.
Dopo uno sguardo complice tra me e mio fratello, Javier ha seguito nostro padre. Io sono rimasta a tavola con mamma. In silenzio. E’ scoppiata a piangere. L’ho abbracciata. Non ero in potere di fare altro.
L’impresa è stata ardua ma ne siamo usciti vincitori.
L’abituale settimana bianca ci è stata di supporto.
Non c’ è ststo verso di farli dormire insieme. Lei si era impuntata. Papà, invece, era totalmente collaborativo nei confronti dei nostri tentativi di riapacificazione.
La strategia?
Costringerli a rimanere soli o comunque sempre vicini.
Mamma ceercava sempre di evitare qualunque forma di contatto con lui ma che lo volesse o no se lo trovava sempre davanti. Era commovente vedere gli sforzi di nostro padre.; la cercava come un cucciolo smarrito, cercava in tutti i modi che lui la desiderava con se. Lei scappava, prima con rabbia, poi lentamente questa è stata sostituita da puro atteggiamento da femmina; sembravano due animali durante il corteggiamento: lui avrebbe dovuto riconquistarla, dimostrare di meritarla. Renderla di nuovo sua.
Alla fine lei ha dovuo cedere. Si vedeva quanto le facesse piacere che papà la ricoprisse di attenzioni sincere.
Nell’accettare la sua presenza e dimostrarsi disponibile alla pace lei ha attuato la sua vendetta: shopping sfrenato.
Non li avevo mai visti spendere soldi con tanta leggerezza.
Lei sorrideva mentre concludendo le compere diceva:
“Emilio, paghi tu?”.
Se la rideva sotto i baffi. In quel periodo mio padre non le ha mai detto di no.
Tornati a Roma papà ha avuto il permesso di tornare nel suo letto.
Tornare a dormire nel mio letto e vederli dormire di nuovo abbracciati come erano sempre soliti fare mi ha resa estremamente felice.