Facevo di tutto per fare finta di niente. Per ignorare.
Le occhiate che mi lanciava la gente erano pugnalate. Mi toglievano energia.
Dentro di me perchè testardamente, cocciutamente, per disperazione, facevo finta di nulla.
Tutti si fissavano sulle mie gambe.
Perdonavo la curiosità dei bambini.
Giravo la testa per non vedere il disgusto degli adolescenti superficiali.
Non tolleravo gli adulti.
Si fissavano sulle mie cicatrici senza essere in grado di distogliere lo sguardo.
I miei falsi occhi neutrali catturavano il loro sguardo imbarazzato se scoperti a fissarmi.
Dietro la mia tranquillità c’era dolore e rabbia.
Dietro il loro imbarazzo faceva seguito un sentimento che odiavo: la pietà.
Odio la pietà.
Bandirei questo sentimento.
Ero fatta così. Le mie gambe erano quello che erano! Che potevo farci!?
Perchè la gente non riusciva ad ignorarle come mi sforzavo di fare io?
Prima indossavo pantaloncini stile ciclista che mi arrivavano al ginocchio e mi coprivano le ustioni. Le avevo di mille colori, intonati ai miei costumi interi.
Poi mi sono stufata di essere costretta ad indossarli.
Volevo la normalità.
Volevo stare al mare con un due pezzi e basta.
Come tutti gli altri.
Ho dovuto iniziare una guerra su due fronti: la mia battaglia interiore e gli odiati sguardi della gente. Era uno sforzo doppio il mio: far finta di non avere quelle brutte cicatrici sulle gambe ed ignorare gli sguardi di chi provava pietà per me.
Avrei voluto poter imprigionare per un tempo limitato dentro il mio corpo disagiato chiunque avesse provato pietà per me. Avrei voluto insegnare loro, sulla propria pelle, cosa vuol dire ricevere di continuo quegli odiosi sguardi.