Periodo di sciopero.
Mia madre ha deciso di astenersi da qualunque compito domestico le aspetti.
Da casalinga i suoi doveri erano molti.
Non curante della cosa, si alzava, si vestiva per andare in spiaggia o prendeva la macchina per andare ad Olbia.
Diceva che eravamo tutti contro di lei.
Noi non eravamo come lei pretendeva che fossimo e nostro padre non reagiva come lei avrebbe dovuto al nostro non rispondere alle sue richieste.
Io ero fermamente convinta del contrario: era lei ad essere contro tutti.
Era talmente pressante, sempre col dito puntato, sempre a sparare sentenze…Aveva stufato tutti.
Ne avevamo tutti le scatole piene.
Ci siamo coalizzati e cooperato per portare avanti la casa.
Le pulizie non erano un problema: io e mio fratello ne facevamo già una buona parte, fare qualcosa in più non avrebbe costituito un problema. Io, o in alternativa papà, cucino e faccio le lavatrici.
In definitiva abbiamo reso nullo il tentativo di mia madre. Il suo tentativo di sciopero non ha creato alcun disagio.
Tutto sembrava svolgersi con più tranquillità, la vita quotidiana scorreva più fluida.
Basterebbe che lei abbandonasse il suo ruolo da giudice eterno, da boss, per far andare meglio la vita di tutti.
Un briciolo di elasticità renderebbe la quotidianità più facile.
Speravamo lo capisse.
Erano venuti a trovarci zio Pasquale e zia Anna.
Eravamo scesi in spiaggia con loro mentre mamma aveva preferito restare a casa.
Tutte le mie amiche quella mattina sarebbero andate in piscina.
“Che fai Clara, vieni con noi?”, mi chiede Michela.
Guardo speranzosa mio zio.
“Tua madre ti avrebbe dato il permesso?”.
Incapace di far uscire la voce dico di si con la testa.
Avevo mentito.
Mia madre le piscine non le poteva vedere. Non concepiva come la gente si buttesse in quelle che lei riteneva pozze di funghi e pericoli; e poi perchè andarci quando si aveva a disposizione un mare paradisiaco?
Io desideravo andare in piscina. Perchè non ci ero mai stata. Perché là sarebbero state le mie amiche.
“Va bene, vai con le tue amiche ma torna per l’una”.
Mi sono talmente divertita che non mi sono accorta del passare del tempo.
Erano le due passate.
Mi sono vergognata come una ladra. Con zio talmente offeso e arrabbiato che non mi guardava. Camminava dieci metri avanti a noi, camminando di fretta come se gli servisse a sfogare la sua ira.
“Non è più abituato Clara, ora ha due figlie grandi…Si è preoccupato molto. Abbiamo deciso di non dire niente a tua madre perchè la conosciamo troppo bene. Teniamola per noi ma che non succeda mai più”.
“Come mai così tardi? Si stava bene al mare?”.
Il senso di colpa. Il sorriso genuino di mia madre e non so quale altra cosa mi ha spinto a rivelare la verità.
Neanche ho finito di chiudere la bocca che lei mi ha dato due ceffoni ben assestati.
Non sapevo che avesse tutta quella forza e che fosse così abile.
Era la prima volta che succedeva.
Ho visto le famose stelline.
Ho accettato il dolore perchè meritato.
Il peggio, tuttavia, doveva arrivare.
Di li a pochi giorni ho iniziato a stare davvero male.
Siamo dovuti andare di corsa dalla guardia medica.
“Signora, sua figlia si è presa la mononucleosi”.
Che?
Perplesse abbiamo chiesto delucidazioni.
“E’ notoriamente chiamata la malattia del bacio. Faremo qualche ulteriore analisi una volta passata la fase acuta, che purtroppo è di qualche settimana…”.
Non ascoltavo più. Come se qualcuno avesse tolto il sonoro nella stanza nella quale mi trovavo. Vedevo la bocca del medico ma non sentivo nulla.
Guardavo il dottore come se avesse emmesso una condanna a morte.
Io la malattia del bacio?
Ma da quando?
Mo chi avrebbe fatto ragionare mia madre!?
Io non avevo proprio baciato nessuno. Neppure per sbaglio.
Come sentir dire che ci si è scottati al sole di notte.
Era sfortunatamente famosa per essere la cozza della spiaggia.
Nemmeno per punizione o scommessa un ragazzo si sarebbe avvicinato a me!
Ben sapendo questo mi sono vergognata.
Il ritorno a casa è stato penoso. Mi sentivo uno straccio, stavo veramente di merda e non mi era di aiuto vedere mia madre rossa e gonfia in viso che mi urlava contro.
“Sei la vergogna della famiglia!Come hai potuto! Ho sempre saputo che sei una tipa svelta! Gattamorta! Non ti vergogni? Che cazzo hai combinato!?”.
Era inutile farle notare che ero la brutta di turno. Quella che i ragazzi prendono in giro. Non certo che baciano. Sembrava aver dimenticato che il medico avesse detto che si contrae dal contatto con saliva infetta. Semplicemente bevendo dal bicchiere sbagliato.
Mia madre riteneva avessi pomiciato non con uno ma con tre, quattro persone. Se lei pensava allora diventava verità assoluta. Inutile negare. Lei era già convinta.
Oltre il danno la beffa.