Sedevo in terrazza immersa nello studio.
“Clara, c’è tua madre?”, mi domandò Pinuccia, la nostra vicina.
“Si, te la vado a chiamare subito”.
Sono rientrata in casa per uscire seguita dalla capofamiglia.
“Barbara, vieni, ho saputo una cosa interessantissima!”, l’ha incitata.
Curiosa le sono andata dietro ma lei mi ha fermata dai miei tentativi di entrare nel discorso.
“Clara tu vai a continuare a studiare”, mi ordinò mamma.
Ecco fatto. Delusa sono tornata sui libri.
Durante l’estate le chiacchere della nostra vicina erano sempre state un piacevole passatempo.
Non ho dovuto fare sforzi per ascoltare il loro fitto scambio di parole.
Per fortuna la voce alta di Pinuccia mi ha permesso di poter ascoltare il loro dialogo.
“Ho saputo che a Nuchis, un paesino dell’entroterra, c’è un signore che è in grado di far sparire le ustioni con una sostanza che fa in casa! Me lo ha raccontato una mia cugina. Una sua amica si è ustionata con acqua bollente. Non puoi capire il danno! La pelle completamente devastata! Eppure un mese dopo neanche una piccola cicatrice! La pelle intatta! Io neanche volevo crederci che si era bruciata! Perché non vi informate? Io ho pensato subito a Clara”.
Che meravigliosa notizia.
Avevo smesso di crederci ed ecco arrivare una novità che ha del miracoloso.
Eccitata ho smesso di far finta di studiare per poter meglio ascoltare.
“Dove si trova questo posto?”, ha chiesto mia madre,
“In pratica sulla strada per Tempio Pausania. Il paese è molto piccolo. Se chiedete i paesani stessi vi diranno dove andare. A quanto pare quaesto signore è conosciuto in tutta Italia”,
“Va bene, ne parlerò con mio marito e poi vedremo che fare. Grazie Pinuccia”.
Ho incollato di nuovo gli occhi sui libri simulando una gran concentrazione.
Mia madre mi passò affianco senza dire una parola.
Ho rivolto di nuovo l’attenzione alla mia vicina di casa.
Lei mi ha fatto un gran sorriso e l’occhietto.
“Studia, studia che tra poco arriveranno cose belle!”, mi ha raccomandato contenta.
Eravamo a Nuchis.
Eravamo arrivati in paese che erano le undici di mattina.
In giro non c’era un anima.
Non si vedeva nessuno. A chi chiedere informazioni?
Persino i due bar che abbaimo incrociato erano chiusi.
Abbiamo deciso di visitare la chiesa.
Almeno avremo potuto giustuficare il lungo viaggio con quella visita, dato che il paesello sembrava fosse stato abbandonato.
L’edificio era dedicato ai Santi Cosma e Damiano. I patroni del paese. Proprio qui abbiamo incontrato il nostro cicerone paesano.
Il vecchietto sembrò del tutto felice di rispondere alle nostre domande.
“Si. Ho capito benissimo chi cercate. Vi accompanerò io stesso a casa sua. Sono praticamente cresciuto insieme a Gino. Sarà un occasione per fargli un saluto. Conoscete già la storia della sua famiglia?”.
“Solo qualche particolare vago, per sentito dire”, gli ha risposto mio padre.
La frase lo ha incoraggiato a proseguire nella sua narrazione.
“Suo nonno si era ustionato un braccio. Era pastore. Un giorno, mentre riposava sotto un albero, gli apparvero in sogno i Santi Cosma e Damiano. Gli fecero dono di una mistura liquida con la quale avrebbe potuto guarire il suo braccio. In cambio, lui avrebbe dovuto aiutare chiunque avesse bussato alla sua porta senza chiedere nulla in cambio. Da allora si passano di generazione in generazione, in gran segreto, gli ingredienti di quella soluzione e aiutano chi ne ha veramente bisogno. Storia davvero interessante, vero? Da allora, ininterrottamente, qui arrivano forestieri, prima solo dall’isola, poi da tutto il continente. Persino quel pilota famoso che si è bruciato durante una corsa…Ecco siamo arrivati. La casa è proprio questa. Gino di sicuro è al piano di sopra. Venite con me”.
Lo abbiamo seguito per una rampa di scale esterna che immetteva dentro una stanzetta in penonbra.
Lo spettacolo un poco ci ha impressioati.
Di fronte a noi sedeva un vecchietto dai candidi capelli bianchi.
Il viso e le braccia erano macchiati dalla vitiligine. Laddove la pelle avrebbe dovuto essere pallidissima, era di un tenero color rosa.
Le sue braccia erano appoggiate ad un misero tavolo semplice semplice sul quale erano posati un numero illimitato di barattoli di tutte le dimenzioni.
Il contenuto di ognuno di essi poteva sembrare acqua sporca. Stagnante.
In ogni barattolo era immerso un vecchio penello. Anch’essi erano delle dimenzioni più svariate.
L’aria era pregna dell’essenza di una qualche erba.
Ai lati del tavolo un piccolo gruppo di persone si passavano i pennelli sul corpo dopo averli immersi nei barattoli.
Il vecchietto dirigeva diligentemente quel traffico dicendo ad ognuno di quale barattolo servirsi.
Ognuna di quelle persone aveva una vistosa cicatrice da ustione.
Per lo più si trattava di incidenti recenti.
Ho notato, tuttavia, che c’era chi aveva ustioni vecchie quanto le mie.
La nostra guida parlò in dialetto con il padrone di casa; ci ha augurato ogni bene ed è andato via.
“Come posso aiutarvi?”, ci ha chiesto il famoso Gino.
Mia madre gli raccontò della mia situazione e mi incitata a mostrare le mie cicatrici.
In quel campo di battaglia rappresentato dalla stanza in cui ero non mi sono sentita una menomata. Per la prima volta nella mia vita non ho provato vergogna nell’abbassarmi i miei pantaloni.
Tra quelle mura tutti avevano la pelle corrotta.
Ero semplicemente una tra i tanti e non la bambina con le gambe ustionate.
Il vecchio mi ha esaminata con attenzione.
“Sono cicatrici profonde e vecchie. Di sicuro posso aiutarvi; sappiate, però che ci vorrá molto tempo perché ci sia il risultato desiderato. Se la cicatrice fosse stata recente in un mese si sarebbe potuto risolvere tutto, ma non con cicatrici tanto datate. Potete iniziare anche subito; se così volete. Io sarò qui tutte le mattine dalle nove a mezzogiorno. Vi do solo qualche raccomandazione: la bambina non dovrà mai toccarsi le croste che si formeranno e non dovrà assolutamente prendere il sole”.
Ci ha passato un grosso pennello imbevuto del non allettante liquido misterioso.
Conoscendo quanto mia madre fosse fissata con l’igiene mi aspettavo che mi spingesse via e che mi avrebbe portato via a gambe levate.
Con mio grande stupore ho visto mia madre prendere l’oggetto con sicurezza e passarlo con cura sulle mie gambe.
Era un liquido rinfrescante, carico dell’ odore di una qualche erba che non riuscivo ad identificare.
Per un mese, ogni mattina, abbiamo fatto un quotidiano pellegrinaggio da Olbia a Nuchis.