52-secondo posto

Mio fratello è sempre stato migliore di me agli occhi dei miei genitori.
Ha imparato a nuotare prima di me, ha imparato a sciare prima di me, ha imparato ad andare in bicicletta prima di me.
E’ sempre stato avanti a me.
Non mi importava che gli riuscisse meglio fare tutto.
Non ero gelosa.
Sapevo che avrei imparato anche io.
Non era più bravo di me. Non era migliore.
E’ solo più svelto.
Mi dava fastidio il continuo paragone che si faceva tra di noi.
Mi sentivo piccola piccola quando lodavano Javier per i suoi successi.
Sapevo che per me non sarebbero arrivati.
Perché non mi incoraggiavano a me?
Erano duri perché duro era il mondo ed io sarei dovuta crescere con le spalle robuste?
Sottolineare continuamente la sua bravura metteva in luce la mia lentezza.
Fermi tutti.
Non era lentezza: erano i miei tempi.
Non mi faceva male il mio modo di essere.
Mi feriva il modo di comportarsi dei miei.
Perché avrei dovuto cambiare?
Perché avrei dovuto essere come mio fratello?
Ho iniziato ad avere dei soprannomi: tartapiana, ghiro…tutto ciò che in natura è lento mi era attribuito.
Era un difetto tanto brutto fare le cose con calma?
Prendersi il tempo che ciascuno reputa necessario?
Non capivo proprio il loro desiderio di vedermi correre. Di vedermi portare al massimo le mie potenzialità.
Sminuirmi con me non era la tattica giusta.
Pensavano che mi sarei data una mossa per godere di vedere mio fratello alle mie spalle?
Poi avrebbero iniziato ad angosciare lui?
Ero stanca dei paragoni continui, della continua gara a cui ero costretta a partecipare e in cui ero consapevole sarei sempre arrivata seconda.
Nel tentativo di fortificarmi mi stavano scoraggiando.
Mi stavano fossilizzando al secondo posto.
Mi stavano facendo credere che fossi lenta.
Che fossi sbagliata.
Per sedare la boria di mio fratello hanno attribuito anche a lui soprannome: saputello di poche cose.
Mia madre e mio padre si lamentavano della sua vivacità e della sua pretesa di saper tutto.
Io attribuivo loro la colpa della sua spavalderia.
Gli davano troppo importanza.

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