Quando, un pomeriggio, avvicinandosi silenziosa da dietro, ha visto quale fosse l’argomento del mio studiare, mi ha chiuso il libro di scatto.
Non mi ero accorta della sua presenza.
La sua mossa mi ha lasciata di sasso talmente era stata improvvisa ed innaspettata.
Perchè quella reazione?
Colta alla sprovvista sono rimasta pietrificata dallo stupore.
Nel momento in cui ho iniziato lo studio dell’apparato riproduttivo maschile e femminile in quinta elementare ho scoperto un’altra fissazione di mia madre: per lei l’argomento sesso rappresentava il tabù di cui non si doveva assolutamente far cenno.
Non se ne doveva assolutamente parlare.
“Dedica il tuo tempo allo studio delle cose davvero importanti. Adesso non ti serve a nulla imparare certe cose. Quando arriverà il momento tutto verrà da se”.
Lì per lì la frase mi ha colpita.
Non per il vero significato di quelle parole nè per quello che avrebbero implicato lungo tutto il mio sviluppo. Ingenuamente ho pensato:
“Mia madre che mi proibisce di studiare qualcosa?”.
Mi sembrava improbabile. Difficile da credere.
Dopo una bella alzata di spalle, ho fatto come aveva preteso e sono pasata a fare gli altri compiti, ero persino felice di poter saltare qualche argomento di studio.
Per fortuna il giorno dopo non sono stata interrogata durante l’ora di scienze. Nessuno ha mai saputo di questa storia.
Nemmeno mio padre era stato messo al corrente che mia madre non volesse che io avessi una buona educazione sessuale.
A dispetto della volontà di mia madre, a scuola ho imparato quanto fosse giusto che sapessi per età che avevo.
Pur avendo avuto contatto diretto con il sesso, le mie conoscenze erano state pari a zero.