5o-il trio mondezza

Durante i mesi estivi ho iniziato ad avere delle amicizie significative.
Negli anni mi sono legata molto con due persone: Michela e Lucia.
Di sicuro avrei passato un mese in loro compagnia, giacchè erano solite trascorrere solo quei trenta giorni a Porto Istana.
Amavo passare il mio tempo libero con loro.
Il primo anno in cui le ho incontrate mia madre mi ha concesso un’inusuale relativa libertà. Potevamo secendere in spiaggia da soli, restare a pranzo lì con i nostri amici, stare in giro per il villaggio dopo il pranzo, uscire un poco la sera a patto che non uscissimo dal perimetro che lo delimitava.
E’ stato l’anno più bello delle mie vacanzeestive.
L’estate successiva ci fu una clamorosa marcia indietro; mamma limitò gran parte della nostra giá molto relativa libertá.
Riportò la routine delle nostre giornate nel medesimo svolgimento che la caratterizzava negli anni precedenti: precedenza indiscussa allo studio, stessi orari di mare per tutti, vale a dire che si scendeva e si saliva insieme a lei, e al tramonto tutti a casa.
E’ stato sconfortante
Le mie giornate iniziarono a caratterizzarsi per l’attesa: io che guardavo l’orizzonte in attesa di veder giungere le mie amiche.
Durante tutto l’arco dell’anno, io e le mie amiche ci tenevamo in contatto tramite lettera.
Le mie amiche dell’estate durante l’anno diventavano le famose amiche di penna. In questo modo ciascuna sapeva cosa fosse accaduto all’altra e sapevamo giá di cosa discutere nel mese di luglio. La vita delle mie amiche mi appariva mille volte più affascinante della mia mia.
I loro racconti e le loro vicende non erano neppure confrontabili con la ripetitivitá e la prevedibilità della mia quotidianitá.
Il mio scambio di lettere aveva solo una grande controindicazione: mia madre la aprva. Era la prima a leggerle.
Nel giungere casa trovavo la mia corrispondenza aperta sul tavolo della mia scrivania.
La vista di quella carta strappata da mani che non erano le mie mi faceva salire le lacrime agli occhi.
Era come se mi avessero rubato un mio diritto.
Ai miei furiosi lamenti lei si giustificava:
“Io sono tua madre, devo sapere tutto di te, tra di noi non ci devono essere segreti”.
“Allora leggi le mie lettere e non quelle che mi arrivano dalle mie amiche! Ti impicci della loro vita, non solo della mia, il che è doppiamente ingiusto!”.
Discorsi che non servirono mai a nulla.
Il suo ruolo di madre, a suo dire, la legittimava sempre a leggere la posta che arrivava a nome mio. Sotto il nostro tetto non erano contemplato il diritto alla privasy.
Una modalitá tirannica che si è rinforzato negli anni non venne mai meno.
Naturalmente al mio crescerre aumentò il mio disappunto a questo stato di cose.
Ho avvisato le mie amiche della sorveglianza eccessiva di mia madre.
A loro non importò molto della notizia, hanno ritenuto di non avere nulla di teribile da nascondere e di vivere una normale vita da ragazzine.
E’ stato durante le sue azioni di spionaggio che mia madre è venuta a sapere della bocciatura di Michela, che i suoi genitori erano separati e delle prime storie d’amore della mia amica
Mi ha vietato di continuare la sua amicizia.
Agli occhi di mia madre la mia amica rappresentò un pessimo esempio per me.
Lucia non le era mai piaciuta, non giustificò mai questa sua avversione. Io avevo la sensazione fosse dovuto al fatto che la sua famiglia avesse molti più soldi della mia.
Influenzata dalle pressanti e continue direttive di mia madre per stanchezza ed ingenuità ho preso la decisione di darle retta. Non rivolgevo loro nemmeno il saluto.
E’ stata mia madre a stabilire quali fossero le giuste amicizie per me.
“Guarda Chiara, si vede a occhio che è una bravissima ragazza. Conosco i genitori. Sono delle bravissime persone”.
Chi era Chiara? Una ragazzetta timida timida sempre molto contenuta. Il più delle volte la vedevo in compagnia della madre e del padre. Dovevo scegliere lei perchè piaceva a mia madre.
Ho accontentato la sua richiesta. Stavo con Chiara ma da lontano osservavo Michela e Lucia. La nostra tranquillità era l’opposto delle loro risate chiassose, degli schizzi ribelli che sollevavano nell’entrare in acqua come due rinoceronti. Io volevo quel rumore, quella legale sregolatezza, quella del tutto normale baccano.
Per tutto l’anno avrei dovuto vivere sotto le rigide regole di mia madre. Avevo solo un meseper poter avere la sensazione di poter avere meno limitazioni. Non ho potuto ne voluto accontentare mia madre in una richiesta che sapevo fosse sbagliata.
Era giusto che mi scegliessi da sola con chi passare il mio tempo libero.
Ho fatto il tentativo di riavvicinarmi a Michela e Lucia, non del tutto certa che loro mi avrebbero perdonata.
Mi hanno accolta a braccia aperte, a chiara dimostrazione di un’amicizia genuina e positiva.
“Tu con le brave ragazze proprio non ci sai stare”.
Da Allora per mia madre siamo diventate il trio mondezza.
La questione è diventata drammatica quando a Michela, da un anno all’altro si è presentata con un corpo da donna. Io e Lucia eravamo belle tonde e piuttosto bruttine. Michela diventata una bella ragazzetta con un corpo mozzafiato. Si giravano tutti a guardarla.
Peggio ancora iniziò a fumare. Di nascosto.
Mia madre era venuta a saperlo e quella è stata la goccia che ha fatto trabboccare il vaso.
Le mie amiche erano delle ragazzacce. Mi proibì di uscire con loro la sera.
“Quando è buio tu stai a casa”
“Ma il villaggio è un posto piccolo e tranquillo. Tutti vedono quello che fai. Perché io non posso uscire un po’ la sera! Persino i bambini di cinque anni se ne vanno in giro da soli fino a tardi!”
“Non mi interessa. Tu e tuo fratello ve ne state a casa”.
“Alle dieci stiamo sempre a casa! Io rientro quando tutti escono e ora mi togli quel briciolo che ci dai?”
“Se fai le scelte sbagliate si”
“Se è perchè michela fuma è una stupidaggine! A me le sigarette non interessano!”.
Niente serviva a smuoverla.
Con la scusa dello studio giornaliero mia madre ha cercato di limitare il contatto con le mie amiche. Ci ha provato in maniera drastica: al mare la mattina presto e poi verso le undici a casa a studiare. Dopo pranzo di nuovo a studiare e al mare alle cinque.
Strategia giusta. Per qualche tempo non ho potuto vedere per nulla le mie amiche,talmente i nostri orari erano stati sballati.
Solo la provvidenza mi ha salvata.
Quando scendevamo in spiaggia la tipologia di persone che incontravamo erano due: persone molto anziane o madre con neonati. A tutti era chiaro quanto io e mio fratello ci annoiassimo. In più dovevamo aspettare tre ore per farci il bagno. Io e mio fratello ci stancavamo presto della reciproca compagnia.
Solo nostra madre non se ne curava.
“Perché non lasci che questi ragazzi scendano più tardi in spiaggia insieme a quelli della loro età? Non mi sembra ci siano tanti altri con cui possano svagarsi se scendono così presto”.
Quelle sante e veritiere parole hanno obbligato nostra madre e limitare i suoi atteggiamenti.
Ci fera stato concesso di scendere in spiaggia più tardi, dopo aver studiato.
Con tutto quello studio avremmo dovuto essere delle cime.
Eravamo sempre tra i più bravi, tuttavia non abbiamo mai brillato come i nostri genitori avrebbero voluto.
Noi avremo dovuto brillare più di chiunque altro.

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