49-crollo degli equilibri

Alla morte improvvisa del mio caro, burbero nonno mi sono stati chiari chiari i precari equilibri sui quali si reggeva l’armonia della mia famiglia.
Era la sua presenza a determinare il fatto che i suoi figli tollerassero ciascuno la presenza degli altri. La sua dipartita fece saltare fuori tutti i dissapori.
Quando ho perso lui, il circuito si è interrotto e il cortocircuito è stato immediato.
Come ogni morte è stato brutto. Perdere improvvisamente il mio unico nonno mi ha devastata.
Ricordo che è venuto zio Sandro a darci la notizia. Ho pianto disperatamente e mi sono lasciata cadere a terra come un sacco vuoto.
Quella è stata la seconda volta che ho visto piangere mio padre.

Avevo notato che mia madre mal tollerava che io passassi troppo tempo con le mie zie.
Ci era concesso passare del tempo con nonno, ma se poco poco si accorgeva che una delle mie zie si era unita a noi nel tenergli compagnia allora lei ci richiamava a casa.
Se per caso entravamo in casa di zia Caterina, non arrivavi a dieci che lei già ci stava richiamando a gran voce. Se non fossimo tornati a casa dopo il secondo richiamo, ciò avrebbe determinato un litigio.
Mi piaceva la compagnia delle mie zie. Mi godevo i pochi minuti che ci erano concessi, prima che sentissi il fermo, autoritario, inevitabile richiamo:
“Claraaaaa! Mauriziiiiiooooo!”.
Con chiunque fossimo e qualunque cosa facessimo, lo scatto doveva essere immediato.
La morte del nonno è significato anche che il Natale lo avremmo trascorso solo in quattro: mamma, papà, io e mio fratello.
Quella è stata la scoperta che mi è piaciuta di meno.
Sapevo benissimo che non mi sarei divertita e che non avrei mangiato come sarebbe capitato insieme ad una tavolata di una ventina di persone.
Avevo scopreto di essere compagnona. Amavo il chiasso, il disordine di quella piccola folla, l’abbondanza in tutto…A casa mia tutto mi appariva così normale…Liscio, non frizzante come era gli anno precedenti.
Delle festività è arrivato a piacermi solo il momento dello scarto dei regali…Il resto era come una giornata qulasiasi.
Unica novita: un maggiore impegno di mia madre in cucina. Ci preparava i piatti che le riuscivano meglio. Una cena buona, non certo una cena speciale.
Con il passare degli anni, il rapporto tra mia madre e le mie zie è diventato via via più crudo.
Si è arrivato al punto che lei pretendesse che non rivolgessimo loro la parola; neanche per un saluto. A nulla sono valsi i nostri sforzi di farla ragionare.
“Sono le nostre zie. Noi non abbiamo litigato con loro…”
“Voi volete farmi crepare di dolore! Non avete capito il male che mi hanno causato!?”.
Allora non conoscevo i fatti che si nascondevano dietro quelle parole. Non sapevo, tante, troppe cose, cosí come ero ignora delle due faccie della medaglia.
Ai miei occhi solo una cosa era chiara: il comportamento delle mie zie mi sembrava più ragionevole se confrontato ai furibondi scatti di ira di mia madre. Proprio non riuscivo a capirla. Mi dispiaceva vederla tanto indispettita come mi dispiaceva dover essere forzatamente fredda con le mie zie e le mie cugine.
Mio padre non reagiva a questo scambio di parole.
Se ne rimaneva in silenzio.
Se incontrava le sorelle si limitava ad un rapido saluto.
Non ho mai capito il suo disinteresse per la questione.
Con i parenti della Sardegna era tutto molto diverso.
Eravamo molto più liberi di esprimere il nostro affetto e di passare del tempo in loro compagnia. Amavo l’estate proprio perché sapevo che avrei passato del tempo con altre persone al di fuori di mio padre e di mia madre.

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