Quella lontana estate ci fu una novitá.
Si chiamava Cristian. Il figlio di una nipote di mia mamma.
Io l’ho accolto con una certa timidezza: era bello e fin troppo estroverso; una miscela che mi metteva un poco a disagio.
Cristian si ambientò bene al villaggio e trovò persino una fidanzata: Silvia, la mia vicina di casa, una bella bionda che gli calzava a pennello.
Appena potevano stavano sempre a baciarsi.
Me ne stavo vicina a loro a reggere il moccolo perchè era l’unico modo affinchè stessero insieme senza che fosse di fastidio per nessuno. Un maschio e una femmina da soli era sconveniente, persino se poco più che bambini. In tre tutto era più rispettabile.
Il mio furbo fratello, capita l’antifona e compreso che per Cristian era più interessante la compagnia di Silvia che la sua, se la diede a gambe. Il risultato fu che mi sono trovata ad essere la dama di compagnia della giovane coppia.
“Beati loro che si sono trovati”, pensavo sconsolata e invidiosa, chiusa in un ruolo per nulla dignitoso.
Avrei voluto prendere le distanze ma i due novelli fidanzatini mi hanno commossa quando mi hanno confidato che la loro estiva storia d’amore non avrebbe retto agli occhi degli adulti se io avessi loro voltato le spalle. Mi rassegai ad essere il palo della loro giovane relazione. Scomodo, triste ma avevo preso la decisione di aiutarli.
Altri pensieri sono passati in testa a mia madre.
“Sei una svergognata! Vi ho visti! Ho visto che vi baciavate a turno! Ma non ti vergogni? Come hai potuto permettere una cosa tanto disgustosa: prima baciava l’altra e poi baciava te! Mi fai schifo! Mi vergogno io!”.
Come aveva potuto vedere qualcosa che non era mai successa!?
Oltre il danno la beffa.
Inutile dire che io mi facevo i cavoli miei mentre le due colombelle tubavano. Ho provato a spiegarle. A chiarirle la situazione.
Mi sono arrabiata. Mi sono messa a piangere per la situazione paradossale. Inutilmente. Lei testardamente non ha voluto credermi.
“Lo sapevo che non avrei dovuto prendermi la responsabilità di Cristian, infatti mi aspettavo guai!”.
Una tresca bambinesca era un problema insormontabile?
Quelle pomiciate erano una così grande questione?
Io non la vedevo così.
Mi ha profondamente rattristata la poca fiducia che mia madre mi ha dimostrato. Il fatto che non abbia voluto credere alla mia versione. Le sue parole significavano che ci aveva spiati, per troppo poco tempo, se ha tratto determinate conclusioni. Se solo avesse frenato maggiormente quei suoi occhi ladri avrebbe visto che mentre quei due si baciavano, io me ne stavo la vicina a giocare col mio secchiello pieno di poveri ricci portati via dal mare.
A seguito di quel giorno mia madre cercò di tenermi lontana da Silvia.
Senza saperlo mi stava facendo un favore. Ha mal interpretato il mio ruolo ma grazie a lei mi sono trovata fuori da una situazione che mi creava solo disagio. Io volevo godermi le mie vacanze estive no fare da paggetto alla mia amichetta e a mio cugino.
Riportare a casa Cristian mi ha dato l’opportunità di incontrare alcuni parenti sardi.
Quella stessa lontana estate ho conosciuto la famiglia del fratello di mia mamma: zio Pasquale.
Incontrare loro mi ha riscattata dalle false accuse di mia madre. Come se il destino avesse voluto chiedermi scusa facendomi incontrare loro.
Con gioia immensa ho rincontrato mia cugina Stefania e l’allora fidanzato Milko. Con loro era stato amore a prima vista. Li avevo incontrati a Roma l’autunno precedente e da quel primo incontro li ho amati. Il resto della famiglia mi ha ugualmente rubato il cuore. Zia Anna, Alessandra, Paolo. Con loro ti sentivi a casa. Che dico: meglio che a casa propria. Che a casa mia. Difficile spiegare come e perchè ma la loro compagnia era la mia preferita tra quella di tutti i parenti. Non ti sentivi semplicemente ospite ma quasi un figlio, un fratello. Adoravo le mie cugine, quelli che diventeranno i loro rispetivi mariti e quei due zii.
Zio Pasquale mi intimoriva un poco; lo vedevo così simile a mamma che inconsapevolmente ne ho accomunato anche la personalità. Nella mia mente mio zio era severo come e quanto mia madre. Al contrario la moglie per me è sempre stata la personificazione della bontà. La coppia perfetta ai miei occhi.
Guardandoli dicevo a mestessa che da grande sarei dovuta diventare come le mie due cugine e poi come mia zia. Adoravo vedere Alessandra e Stefania mentre si vestivano, mentre si truccavano. Mi sembravano così belle. Perfette. Adoravo vederle mano nella mano con la loro metà. Mi dicevo che anche io avrei dovuto trovare un uomo come loro: spiritoso, educato…Poi esaminavo mia zia; la mamma e donna perfetta. Seguivo la sua illimitata capacità ai fornelli sognando di averne un quarto della sua quando mi sarebbe stato utile.
Loro erano lil mio modello di famiglia preferita.
È stato buffo sentire mia madre libera di esprimersi nel suo dialetto. Era solito parlarlo al telefono, ma la botta e risposta era tutt’altra cosa. Ascoltavo rapita il loro strani scambi di parole. Stranamente capivo qualcosa, ma la gran parte dei loro discorsi erano puro arabo.
Unico rammarico: aver passato così poco tempo in loro compagnia.