40-Natale

Fu un magnifico primo Natale in famiglia.
Il più bello.
Io e mio fratello allora eravamo i più piccoli tra i Roselli.
Come più giovani della tribù ci fu destinata un’attenzione particolare.
Ricordo una vera e propria valanga di regali. Già prima adoravo il natale, finalmente potevo godere della sua magia tra gli affetti.
I doni di tutta la famiglia ci fsono stati consegnati da Babbo Natale.
Ci pensavano più ingenui di quanto fossimo in realtà.
Io e Javier avevamo stabilito di stare al gioco per non rovinare l’aria di festa e non dispiacere i parenti che ci avevano preparato la sorpresa e soprattutto per non sminuire la fatica e l’allegra umiliazione che aveva dovuto affrontare mia cugina Laura nel vestire quei famosi e abbondanti panni di un rosso vivo.
Quando con sollecitudine Chiara, la nipote di mio zio Nicolangelo, mi si avvicinò, mi prese per mano e quasi a consolarmi mi bisbigliò:
“Mi dispiace dirtelo…lo sai che Babbo Natale non esiste, vero?…Quella è Laura!?”.
Era impossibile non scoppiare a ridere: chi erano in realtà coloro che caricavano di fiabesca magia l’atmosfera natalizia? Gli adulti impegnati a personalizzare ingenue illusioni? O noi bambini che ci impegnavamo a recitare di credere in quelle che gli adulti avevano immaginato fossero le nostre di illusioni? Rimaneva tutto ugualmente bello. Affatto importante.
La piccola processione a circumnavigare la tavolata con il bambinello ad aprile la lunga fila dei Roselli è uno tra i tanti miei perenni ricordi. Tutti sazi, gli adulti allegri, spensierati, leggermenti alterati dal vino fatto in casa dal nonno, noi bambini altrettanto ubriachi di cibo e regali ricevuti. Brillavamo tutti quasi fossimo le luci di un pino addobbato a festa.
Con le mani sul tavolo a reggere le guance diventate belle rotonde ammiravo felice la lunga tavolata presso la quale sedevo. Eravamo una marea. L’aroma del cibo squisito, i piatti sempre pieni, il costante sottofondo delle voci, le fragorose risate che scoppiavano a tratti, le gote di grandi e piccoli diventate rosse, mio nonno che soddisfatto ma un poco malinconico sedeva a capotavola. Ognuno di noi euforico a modo suo, tutti carichi di un’allegria tutta speciale. Inutile citare nomi; chi era con me leggendo queste righe si rivivrà. Io ricordo quasi tutti quei volti; visi amati, anche di persone che purtroppo con ci sono più…
Mi riempivo e mi riempio gli occhi di quel quadro stupendo.
Orgogliosa e troppo felice di poter farne parte. Già. Io ne facevo parte.
Quello era il particolare essenziale.
Io facevo parte di quello spettacolo.
Quante meraviglie mi stava facendo scoprire la mia nuova vita.
Quante sensazioni inebrianti mi accarezzarono il cuore quella sera.
Avevo finalmente scoperto l’autentica magia del Natale.
Ho mangiato una quantità incredibile di un cibo che ormai amavo senza remore.
Ho giocato per la prima volta a tombola, a sette e mezzo, a mercante in fiera.
Scoprii che in Italia a Natale gli intrattenimenti preferiti sono quelli in cui si perde o si vince qualche spiccio. Il tutto senza alcun rancore: é pur denaro che resta in famiglia.
Mi fu subito chiaro quanto fosse bello vincere, ma come rodeva quando si perdeva!
Quel Natale fu celebrato in casa di zia Caterina; a noi piccoli, perciò, era stato premesso di giocare con i giocattoli delle mie due cugine: Paola e Laura. Nella loro camera sembrava essere scoppiata una bomba: qualunque giocattolo era stato tirato fuori e sfruttato. Inaspettatamente due bambole sono state ritrovate ritruccate malamente con un evidenziatore fuxia.
Arrabbiate e deluse da quel gesto le mie cugine cercavano il colpevole per fargli una bella ramanzina.
Il vandalo non è mai stato scoperto…Direi che è ora di ammetterlo…Si, sono stata io: sono io la colpevole…A testa bassa, dopo un milione di anni, chiedo scusa..
Chi di spada ferisce di spada perisce: arrivò anche per me una brutta sorpresa durante quelle lontane vacanze natalizie: la lettera che avevo scritto a Babbo Natale tornò al mittente.
L’ho ritrovata posata sulla mia scrivania. Tutta sottolineata di rosso: il simpatico vecchietto si doveva essere divertito tanto a sottolineare di rosso ogni mio errore di ortografia.
Dovevo provare vergogna anche di fronte ad una figura di fiaba?
Davvero i miei genitori avevano pensato che non sapessi la verità?
Avevo lasciato la lettera sotto il loro cuscino, ben sapendo che sarebbero stati loro a farci i doni di natale che avevamo desiderato.
I miei fecero finta di nulla.
Ci rimasi molto male.
Avrebbero potuto fare un’eccezione; non focalizzare le mie mancanze ma enfatizzare i miei sforzi, almeno sotto le feste.
Vedere tutte quelle righe rosse mi fece provare una forte vergogna.
Vedere la mia letterina deturpata a quella maniera mi procurò un profondo dolore.
Ci avevo lavorato tanto sopra, l’avevo colorata e arricchita di belle decorazioni…Avevano notato quei particolari? O avevano visto solo i miei errori grammaticali?
Giusto correggere gli sbagli, ma non avevano pensato ad un modo dolce di farlo?…Leggerla insieme e analizzarla facendoci due risate sopra, per esempio?
Ferita, non mi sono sentita affatto incoraggiata, solo umuliata.
Come loro, non dissi niente, ho fatto finta di nulla e gettato via il foglio che mi aveva guastato le festivitá natalizie.

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