Ho visto il mare per la prima volta in autunno.
Il variopinto autunno del 1993. Quando ancora si potevano godere tutte e quattro le stagioni.
Non era certo il periodo più adatto dell’anno, eppure io l’ho trovato stupendo.
Non mi importava che fosse burrascoso e di un colore per nulla allettante.
Vedere quella infinita massa d’acqua grigia in perenne movimento ebbe un effetto quasi ipnotico. Sembrava un essere arrabbiato, solo, triste, costretto alla compagnia di un vento altrettanto irritato e di un cielo altrettanto oscuro.
Mi sono sentita piccola. Non intimorita.
Tutto mi appariva maestosamente superbo.
Potevo solo ammirare a bocca aperta.
Io e mio fratello ci tenevamo aggrappati alle panchine per non essere trascinati dalla forza del vento.
Ogni tanto abbandonavamo la nostra ancora per il piacere di essere sballottati.
Ridevamo felici, con gli occhi in lacrime per l’ostilità dell’aria.
Ogni tanto ci arrivava in faccia qualche goccia di acqua di mare. Le ho assaggiate.Con grande sorpresa ho scoperto che era salatissima.
Che periodo meraviglioso della mia vita: il mondo nel quale ero immersa era una continua sorpresa. Davvero non male la sensazione di nascere a nove anni: lo stupore e le gioie delle nuove scoperte non ha paragoni. Ero come un neonato che scopre di avere l’uso di due mani, solo che le mie mani erano il mondo che mi circondava. Avevo un’infinità di realtà da scoprire che i erano totalmente nuove. Era come se fossi nata a nove anni. Con beato stupore mi guardavo intorno e ciò che mi era abituale acqusiva nuovo significato. Un esempio? Andare in chiesa. Questa vecchia abitudine ora significava prendere la macchina ed andare alla celabrazione domenicale seduta tra mamma e papà. Spesso con noi veniva nostro nonno.
Ero cambiata anche io: ero diventata più infantile.
Ora che avevo chi pensava ai pericoli, alle conseguenze al mio posto mi sentivo in libertà di godere della mia età. Basta paura, basta contese con altre bambine (della perpetua competizione con mio fratello allora non ero consapevole), basta al dovermi sentire grande. Studiare e giocare. Godere e scoprire la mia nuova vita nel mio nuovo mondo con la mia famiglia. Questi si che erano abiti che mi piacevano.
Data la nostra commuovente euforia, i miei genitori mi anticiparono che durante l’estate il mare avrebbe offerto il suo spettacolo più bello. Se questo mare burbero mi era piaciuto quello che avrei potuto ammirare quell’estate mi avrebbe fatto sentire nell’Eden.