38-normalità

Famiglia. Amici. Battesimo. Scuola.
Ero pienamente omologata a qualunque altro bambino.
Ritenevo avessi ottenuto dalla vita quanto avevo desiderato.
Ero felice. Molto felice.
Esclusi i miei tentennamenti e la mia difficoltà a scuola potevo dirmi pienamente soddisfatta di ciò che avevo ricevuto. Ero una bambina serena.

Mia madre, come già fatto a Bogotà, ha diretto diligentemente ogni nostra giornata.
Igene, ordine, pulizia, doveri personali erano i suoi cardini. Ognuno doveva rifarsi il proprio letto, mantenere in ordine la stanza e lavare la propria biancheria intima a mano.
Passare aspirapolvere, spolverare, lavare per terrae di quando in quando i piatti. Ci insegnò a fare tutto questo sia a me che a mio frarello. Ritenava fosse giusto che entrambi partecipassimo attivamente alla pulizia domestica.
Con lei aveva inizio la mia battaglia contro microrganismi e batteri.
“Bisogna disinfettare per togliere i microbi e virus!”.
Tutto doveva essere ben pulito e igenizzato. Sterilizzato quando possibile. Tutto doveva essere esclusivamente ad uso personale.
Meglio non dare la mano nel salutate, non si sa cosa è stato fatto prima con la sottoscritta!
“Maurizio, ricordati che la pipì si fa sempre seduto e pulisci con l’alcohol se sporchi la tavoletta!”, strillava non appena mio fratello si avvicinava al bagno…Si, insomma era un po’ fissata con la pulizia.
Era lei a decidere come dovevamo essere vestiti. Un po’ mi ha infastida. Ero abituata ad esssere autonoma ripetto a cosa dovessi mettermi addosso. In realtà, in passato, all’orfanotrofio, i vestiti che ognuna di noi desiderava indossare si ottenevano a seguito di un’estenuante lotta con le altre, e non sempre riuscivo ad ottenere quello a cui miravo, ma ero comunque io a vestirmi secondo il mio capriccio. Fui paziente e ragionevole. Per quanto fu possibile. Ritenni giusto che quello fosse uno dei compiti principali di una mamma, perciò mi convinsi ad accetare le imposizioni stilistiche della mia. Almeno per qualche annetto. Poi scoppiò la ribellione.

A seguito del pranzo, durante il quale era tassativo mangiare tutto ciò che era contenuto nel piatto, un po’ di gioco, e poi si sarebbe dovuto pensare esclusivamente allo studio. All’inizio io e Javier studiavamo insieme nella nostra cameretta ma il nostro frequente chiaccherare e ridere era stato ritenuto sfavorevole alla nostra concentrazione perchiò si mio fratello incominciò a studiare sul tavolo della cucina.
Niente televisione durante il giorno. Solo un po’ di tv la sera, prima e dopo cena. Previo permesso materno. Ci sedevamo sul bordo del letto matrimoniale dei nostri genitori per vedere la posta di Sonia e i classici cartoni animati che passava quel famoso canale. La canzone della buona notte di quella famosa ricciolona per anni fu in segnale di coprifuoco. Alle nove, indipendentemente da cosa facessimo o cosa vedessimo, dovevamo andare al letto.
Le mie giornate erano scandite simili all’addestramento militare. Io non ci vedevo affatto nulla di male. Mi aspettavo ovunque fosse così. La severità quotidiana non era una novità. Poco mi interessava perchè saoevo che quel corpo che tanto pretendeva era sempre disposto a regalare affetto. Adoravo abbracciare mia madre. Mi sembrava che quel calore, quella morbidezza esistessero solo per essere goduti. Il mio rifugio. Attaccata a lei mi sentivo come una batteria in ricarica. Il contatto fisico con lei era il massimo per la bambina che ero allora. Con mio padre non era lo stesso. Non avevo la stessa spontaneità, quel senso di beatitudine che ti danno solo braccia che impari a conoscere a occhi chiusi. Era anche normale: papà usciva la mattina molto presto e tornava a casa solo prima di cena. Godevamo della sua presenza e compagnia solo la sera e il fine settimana. Perfetto simbolo del padre lavoratore che delega la totale cura della prole alla donna di casa. Per me era simbolo di massima autorità. Non nutrivo per lui lo stesso slancio che avevo per mia madre ma il senso di sicurezza che mio padre mi sprigionava non aveva paragoni. Mia madre era amore. Mio padre porto sicuro.

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