Erano un po’ di giorni che i miei confabulavano tra loro.
Nell’aria c’era profumo di novità.
“Bambini stasera prepariamo insieme le valigie perché domani partiamo per l’Italia!”.
“Per il viaggio abiti comodi”, ci aveva consigliato mamma.
Avevo indossato la mia tuta rosa, le scarpette da ginnastica e un impermeabilino.
Portavo in braccio la mia bambola.
Mi avevano detto che il viaggio sarebbe stato lungo, perció avevo deciso diportarla con me. Con qualcosa avrei dovuto distrarmi.
L’aeroporto mi impressionò per le sue dimenzioni.
Gli aerei ancora di più.
Da dentro le immense vetrate ammiravo quei giganti di metallo sentendomi piccola e fragile.
Il rumore dei motori mi sconvolse. Mi apparivano come gravi colossi; come era possibile che potessero alzarsi in volo? Le ali erano lunghe, ma troppo fragili per quei rotondi corpi metallici. Ero euforica ed impaurita.
L’attesa per imbarcarci mi sembrò uno strazio. Per fortuna, e con grande sorpresa, scoprimmo di aver lo stesso volo di una coppia di amici dei miei genitori che avevano adottato tre sorelle, la più grande delle quali aveva la mia età. Io e lei non avevamo grande confidenza, ma eravamo felici della reciproca compagnia che potevamo scambiarci.
Mi sembrava di essere da una vita dentro l’aereo.
Avevo perso il conto degli scali che erano stati effettuati.
Mi sembrava che il mio sedere avesse preso la stessa forma del mio sedile. Mi doleva infastidito dalla costrizione su quella scomoda poltrona.
Nemmeno sgranchirmi le gambe con una passeggiatina lungo i corridoi mi era più di sollievo. Volevo soltanto scendere.
Mi ero annoiata di tutto, tv, musica, lo spettacolo che si mostrava attraverso il finestrino, persino della mia bambola.
Il sonno era troppo leggero ed interrotto per essere rilassante.
Ero stanca di ripetere sempre le solite domande:
“Quanto manca?”
“E ora quanto manca?”
Sedici ore di aereo erano veramente troppe.
Fissai con occhi placidi fuori dal finestrino; sbalordita mi resi conto di aver trovato qualcosa di interessante. Se un attimo prima sotto di noi si poteva vedere soltanto il bianco compatto delle nuvole, una volta passati attraverso esso, mi si rivelò un paesaggio stupendo.
Talmente era la bellezza dell’oceano e della terra che mi sembrarono dipinti.
Fissai meravigliata il contrasto tra le mille tonalità di azzurro carico che abbracciavano le sfumature forti del caldo marrone e del verde intenso dei terreni che si stendevano oltre le acque. Il cuore quasi mi palpitò dall’emozione. Quello spettacolo mi distrasse da lunghe ore di viaggio.
Era un quadro impossibile da non ammirare in totale rapimento.
“Quanto manca papà?”
“Il grosso del viaggio è passato, non manca molto. Ancora un po’ di pazienza e poi saremo a Roma”.
Roma. La mia nuova città.
Quanto era lontana?
Decisi di continuare a distrarmi guardardo il paesaggio esterno. Era cambiato molto.
Si era riempito di dettagli più particolareggiati: boschi, pianure, fiumi, città, case, campi, animali. Chissà che nome aveva la terra che stavamo sorvolando in quell’istante.
Una voce metallica ci avvisò che stavamo sorvolando la Spagna.
Mi sembrava di impazzire dall’attesa e dalla stanchezza di quelle lunghissime ore di forzata sedentarietà.
Per disperazione mi costrinsi ad abbanbonarmi ad uno scomodo sonno leggero.
Dal micrifono il comandante ci pregò di rimanere seduti e di allacciare le cinture.
Eravamo in procinto di atterraggio.
Per quanto avevo dormito?
Mi stirai stanca della fiacchezza che si era impadronita di me.
Sbadigliai rumorosamente.
Mentre lottavo contro la chiusura della mia cinta, un lieve ticchettio sul vetro del mio finestrino mi costrinse a girarmi nella sua direzione.
Pioveva.
A Roma pioveva.
“Coraggio, siamo arrivati”.
“Anna, tu incamminati con i bambini mentre io vado ad occuparmi delle valigie”
“Non ti servirà aiuto?”
“Mi arrangerò con un carrello per il momento”.
Non ebbi il tempo per schiarirmi le idee perchè mamma ci spinse verso l’uscita.
Una folla in fervida attesa aspettava i propri cari.
Che ci fosse qualcuno anche per noi?
Mamma procedeva avanti senza la minima esitazione e senza guardarsi intorno.
Non si aspettava nessuno, o almeno così sembrava.
Una volta lontani dal gregge in attesa lei si fermò all’improvviso, io e mio fratello quasi le venimmo addosso.
Due fragorose risate scoppiarono simultanee alla nostra gaffe.
Due estranei ci corsero incontro.
Uno era biondo, con due chiari occhi sorridenti, folti baffi sopra le labbra e una risata troppo contagiosa per non ricambiarla: era la perfetta personificazione della simpatia; l’altro era più alto e molto più magro, vederlo in atto di muoversi mi ricordava la figura di Pippo, gli mancava solo la sua goffa risata.
I due ci sollevarono per aria, ci abbracciarono, ci dissero mille cose troppo in fretta perchè potessimo capirli.
Ridevano e ridevano, felici di incontrarci per la prima volta.
Ci avevano mandato il meglio a prenderci. Le persone che negli anni a seguire si dimostreranno le più vivaci: i trascinatori, le anime della festa; quelli che ti cambiavano la giornata in positivo per la battuta giusta al momento giusto.
“Perdonaci Barbara, ma queste due belle novità hanno attratto tutta la nostra attenzione”, dissero nel porgerle un saluto.
“Io sono zio Sandro, felicissimo di conoscervi e al vostro servizio!”, disse il biondo,
“ Peppe, amico e collega di vostro papà! Benvenuti a Roma ragazzi!”.
Fu impossibile non sorridere.
Quei due mi piacquero all’istante.
Si, dolce cugina mia. Oggi lontana ma mai così vicina. E’ bello leggerti a quest’ora. E’ bello leggere di papà nei tuoi scritti. E’ bello vedere la descrizione che ne fai. E te ne faccio merito di averne carpito veramente l’animo suo. Si, cugina quello era tuo zio. Ed io vorrei solamente essere un decimo di tuo zio. E quando spero lo sarò in vecchiaia, allora io lo abbraccerò felicemente ed a lui mi ricongiungerò. Grazie ancora per avermi ricordato chi era mio padre. Ti voglio bene.
"Mi piace"Piace a 1 persona
amo le dichiarazioni di affetto fatte di parole scritte. dona loro un’eternità e un valore che tramite voce non avranno mai…ricambio con entusiasmo quel tuo “ti voglio bene”…zio Sandro…si, ammetto di averlo amato infinitamente: la personificazione della simpatia. lui e zia Maddalena erano esplosivi! li rivivo sempre con grande piacere…ma poi ti immagini la baldoria che staranno generando tra angeli, arcangeli e parenti vari!?
un abbraccio caro cugino!
"Mi piace""Mi piace"