Erano foto.
Un meraviglioso pacchetto di foto.
La sequenza di immagini più belle della mia vita.
Mi venne la tachicardia quando capii chi ritraevano.
Mi bastó aver visto il primo ritratto per comprendere il contenuto del pacchetto.
Guardai le due donne di grigio vestite con occhi commossi.
Non avrei saputo descrivere la gratitudine che provavo nei loro confronti.
Sorrisi incapace di proferire a parole un ringraziamento degno del loro gesto e scappai in camera mia.
Sapevo che mi avrebbero compresa.
Non volevo condividere quel momento con nessuno.
Desideravo la solitudine nel momento in cui avrei visto i miei genitori adottivi per la prima volta.
Fu come godere del sole dopo un’infinità di giornate di fitta e fredda pioggia.
Un calore mai provato mi riscaldó la pelle, mi penetrò nel cuore e nell’anima.
Guardai ogni foto con attenzione morbosa.
Mi impressi nella memoria ogni loro immagine.
Li amai al primo sguardo.
Erano stupendi.
Piansi dalla gioia.
Mi volevano ancora. Sarebbero venuti a prendermi.
Ora conoscevo il volto della mia famiglia.
Ecco lei ritratta da sola. Capelli marroni rossastri a caschetto. Viso pulito e labbra accentuate da un rossetto color mattone. Vestiva pantaloni principe di galles, camicia e impermeabile all’inglese. Una borsa blu arricchita da un foulard in fantasia di seta. Mia madre. Stavo ammirando la mia bellissima mamma.
Ecco mio padre con la sua fitta barba nera e qualche minuscolo e leggero accenno al bianco. Vestiva in giacca e cravatta.
Non giovanissimi. Una coppia matura.
Bellissimi.
I loro sorrisi erano appena accennati ma dolci. Quasi timidi e con un velo di rigidità di fronte a chi li aveva ritratti.
Vederli abbracciati mi portò ad immaginarmi im mezzo a loro. La perfezione. Loro, io e mio fratello.
Non sapevo se ridere o piangere.
Non riuscivo a togliere le mani da quelle foto; come finivo la serie, la iniziavo di nuovo.
Un ciclo continuo che non volevo finisse mai.
C’era, anche, qualche foto di quella che sarebbe divenuta la mia casa.
Tutto era perfertto. Stupendo. Meglio di qualunque mia fantasia.
Fissai e fissai quelle immagini per ore.
Mi sembrò persino di somigliare a mio papà. Suggestione. Probabilmente, ma non aveva importanza.
Mio padre e mia madre: meraviglia. Eccoli, finalmente.
Solo foto, e nonostante ció, tutto per me.
Un miracolo per un credente, uno scudetto per un tifoso, un oscar per un attore, un nobel per un ricercatore. Ecco per me cosa rappresentava quel pacchetto.
Un dono che dissipava tutti i miei timori.
La dimostrazione che i miei genitori esistevano, che avevano un volto e che ancora mi volevano.
Un dono che era rassicurazione.
La più dolce delle rassicurazioni per una piccola orfana che aveva perso le speranze.
Sistemai le pellicole dentro la busta, la baciai e la misi sotto il mio cuscino.
Per la prima volta nella mia vita avevo qualcosa di esclusivamente mio; il mio primo tesoro personale. La mia prima proprietà.