Mi aspettavo di trovare i miei genitori appena dopo il cancello.
Abbracciati tra di loro. In piedi in attesa di me. Con in dono un sorriso tenero ed emozionato destinato esclusivamente a me.
Vidi solo una macchina ad aspettarmi.
Dov’erano?
Mi attraversò una fitta di delusione.
Seduto sul sedile c’era solo mio fratello. Era letteralmente in estasi. Il suo sorriso era troppo contagioso per non ricambiarlo. Mi invitò a sedermi vicino a lui con un gesto della mano. Accettai volentieri il suo invito e gli corsi incontro. Gli gettai le braccia al collo e restammo appiccicati per tutta la durata del viaggio.
“Come saranno i nostri genitori?”
“Giovani e molto molto belli”
“No, sciocchina, non intendo questo. Mi riferisco ai particolari. A ogni piccolo particolare”.
Mi concentrai sulla sua domanda. Li avevo sognati per anni.
In passato amavo immedesimarli all’immagine di un attore o di un’attrice della tv.
Se mi fermavo a cercare di vederli con la fantasia, i loro connotati mutavano con il passare dei secondi. Non riuscivo a dargli delle caratteristiche fisiche che mi soddisfacessero.
Lei era meglio bionda o mora? Perché non rossa? Occhi chiari e occhi scuri? E questo era solo l’inizio.
Il resto era da impazzire. Impossibile cercare di indovinare il loro aspetto. Era come cercare di risolvere un puzzle completamente bianco.
“Non riesco proprio a immaginare come sono. E poi chi se ne importa! Non è importante! So solo che già li amo. Non li conosco però io già li amo!”.
Mio fratello mi guardò contento. Mi scompigliò i capelli corti e mi appoggiò la testa tra collo e spalle.
“Hai detto proprio bene. Anche per me è lo stesso!”.
Viviana era seduta affianco a noi. Ascoltava il nostro discorso, mentre con gli occhi persi in direzione del finestrino anche lei fantasticava sulla donna e l’uomo che l’attendevano per fare di lei la loro bambina.
Un lampo mi attraversò il cervello. E il nostro progetto di fuga? Sorrisi a me stessa. Fuga? Quale fuga?