L’entusiamo di mio fratello subì un repentino cambiamento.
I proprietari della villa di lusso non mantennero la promessa. Non fu adottato da loro.
Fu un duro colpo per Javier.
Aveva aspettato a lungo, convinto che da un giorno all’altro sarebbero arrivati esclusivamente per lui. Proprio loro, per lui.
Decise di non dare troppo credito ai suoi sogni. Basta attese. Come me anche lui.
Insieme ad alcuni compagni iniziò a progettare un piano per dare la svolta decisiva alla sua vita.
Era stufo di fare da bambolotto. La sua bellezza era stata strumentalizzata durante eventi di beneficienza a favore del nostro orfanotrifio. Vestito da pagetto, il suo compito era stato quello di intenerire gli adulti con i suoi dolci occhioni e il suo morbido dolce visetto incorniciato da un sorriso irresistibile. Si era illuso per troppo tempo che quelle serate gli avrebbero procurato dei genitori illustri e ricchi.
Le vane attese e quello sfruttamento lo resero cinico.
“É successo molto tempo fà”
“O mio Dio! Ci credo che non le hanno dato una bambina da accudire!”
“Ciao Yoisaira, ciao Suly. Di che si parla?”
La sorella della mia vecchia protrettrice mi sorrise.
“Sai che non sono una pettegola. Non mi piace che si parli di questa storia, però sta uscendo fuori comunque dopo l’assegnazione delle bambine. Io e Suly stavamo parlando della Strega”.
Era una ragazzetta particolare. Dotata di poteri di natura oscura. Era anoressica. Il suo corpo scheletrico non faceva che accentuare il disagio che la sua sola presenza inquoteva.
Nessuno aveva alcun tipo di simpatia per lei.
Guardava chiunque di noi come se volesse mangiarci. Aveva un abitudine: doveva necessariamente toccare le labbra di chi le stava vicino. Avvicinava le dita escheletriche alla malcapitata e con estrema lentezza posava una sensuale carezza su di esse. Passava le dita scheletriche molto lentamente su entrambe le labbra, prima una e poi l’altra. Era un’esperienza terrificante che aveva una conseguenza altrettanto spiacevole. Il giorno seguente a quel contatto la povera sfortunata si sarebbe ritrovata con le labbra totalmente screpolate. Era la maledizione della Strega.
Essendo il nostro un orfanotrofio gestito da donne di chiesa, fummo cresciute secondo i fermi principi del loro credo. Ciò escludeva qualunque tipo di superstizione il cattolicesimo non contemplasse. Il fatto che ogni tocco di quella bambina lasciasse un fastidioso e concreto segno sulle labbra di chiunque venisse a contatto con lei fu troppo strano perché passasse inosservato.
I pugni, i graffi, i capelli strappati, nulla le impedì di continuare a toccarci. Il suo desiderio di venire a contatto con qualcuna di noi attraverso quel suo tipico ritutale fu sempre più forte della paura di prendere botte da chiunque di noi.
“Quali sono le ultime novità?”, chiesi loro.
Suly scoppiò a ridere al mio quesito. Fu Yoisaira a rispondermi.
“In realtà il fatto è successo molto tempo fa. Prima che voi due arrivaste quì. Non ne abbiamo parlato per anni. Pare che la Strega ci abbia riprovato. Rimane un dubbio perché non è stata colta nel fatto ma solamente durante un tentativo di approccio. Il fattaccio è accaduto a notte fonda. La Strega si era infilata nel letto di una ragazza che non avete conosciuto. Nella frenesia del momento non si erano accorte che stavano facendo troppo baccano. In pratica hanno risvegliato tutta la casa. Le più piccole furono allontanate subito. Avevano persino acceso la luce ma quelle due non si erano accorte di niente. Quando le suore hanno sollevato le coperte si sono trovate di fronte a due corpi nudi che si strusciavano alla grande. Non vi potete immaginare quello che è successo dopo. Le hanno letteralmente trascinate nell’atrio e le hanno infilate dentro la vasca dell’acqua gelata. Uno spettacolo racapricciante. Gli permettevano di tirare fuori la testa giusto il tempo di evitare che soffocassero. Ne hanno bevuta di acqua quelle poverette. Ed era solo l’inizio. Le hanno tirate fuori e quando erano ancora bagnate e tremolanti hanno preso a bastonarle. Non aveva importanza dove fossero colpite”.
Faticavo a credere a ciò che avevo ascoltato. Era semplicemente assurdo. Conoscevo il sesso. O almeno allora credevo di conoscerlo. Mi vergognavo di ciò che avevo fatto in passato. Avevo preso consapevolezza di ciò che mi avevano portato a fare. Nessuno lo sapeva. Era il mio segreto. Non per questo non ne soffrivo. Sapevo che quanto avevo fatto era sbagliato. Inadatto. Avevo peccato. Mi portavo questa lurida macchia dentro. Sarei stata destinata all’inferno. Fortuna era un’onta che di cui nessuno era a conoscenza. Il racconto risvegliò il mio profondo senso di colpa. Scacciai le brutte sensazioni che mi bruciarono nel petto.
“Perché certe cose si fanno anche tra donna e donna?”, chiesi per distrarmi dal mio interiore malessere.
Mi guardarono come se fossi stata un marziano.
“Ti credono tanto grande quando in realtà sei ingenua quanto la piccola Maria”, mi schermì Suly.
Mi montò la rabbia. Possibile che non appena iniziassi a prendere in considerazione il fatto che quella ragazzetta non fosse poi così terribile, lei, con poche parole, riuscisse a screditarsi nuovamente da sola? Era davvero odiosa. Yoisaira non diede credito alla sua frase. Si limitò a diradare le nebbie della mia ignoranza.
“Omosessualità. Si chiama così. Dicono che sia una malattia. Sono donne che vanno con donne e uomini che vanno con uomini. Uno tra i piú grandi peccati”.
Rimasi di sasso. Come era possibile una cosa del genere? Per me il sesso era semplice ed essenziale. Uomo, donna e lui sopra di lei. Pene e vagina. Questa era la mia conoscenza. Ero confusa. La mia perplessità fu palese.
Yoisaira arrossì. Si allontanò frettolosamente. Era il suo modo di dire che per lei l’argomento poteva considerarsi concluso. Era troppo timida ed introversa. Non se la sentì di tenere una lezione circa un argomento tabù di cui a malapena aveva padronanza.
Suly scoppiò a ridere. Trovò ridicola la timidezza dell’una e l’ingenuità dell’altra.
“Perché ridi di lei? È normale che reagisca così. Ci crescono abituandoci alla riservatezza! Io non ho mai visto il corpo nudo di nessuna delle più grandi. Le fanno lavare sempre dopo di noi. Non ho mai visto delle vere tette”
“Mica solo le tette sono diverse rispetto alle nostre. Hanno i peli.”
“Peli? Come i peli?”
“Sulla patata, sotto le ascelle”
“O mio Dio! Che schifo! Vuol dire che cresceranno anche a me!?”.
Suly riscoppiò a ridere. Mi pose una mano sulle spalle e avvicinò la bocca al mio orecchio; quasi volesse svelarmi qualcosa di intimo che nessun altro avrebbe dovuto condividere. Il suo fu quasi un sussurro.
“Tornando all’argomento di prima: se ci pensi uomini e donne hanno diversi…Come dire…Buchi nel corpo. Neanche io lo sapevo…Meglio dire che non ci sarei mai arrivata da sola; l’ho scoperto vedendo qualche immagine. Ho visto donne in ginocchio con…Quello in bocca…Oppure prese da dietro: usavano il sedere!”.
Mi ritrovai con le mani sulla bocca. Avevo una lieve sensazione di nausea. Là sotto per me tutto era sconosciuto ma sapevo benissimo che gli orfizi erano due. Pensavo che ciascun avesse una sua specifica ed unica funzionalità. Mi venne quasi da vomitare. Le rivelazioni appena ottenute, tuttavia, mi chiarirono come due uomini potessero fare l’amore tra loro. E le donne? Non volli sapere nient’altro. Ne avevo abbastanza. Fatti loro. Basta. Non ne volli sapere più nulla. Una cosa fu certa: mi sarei sempre mantenuta a distanza di sicurezza dalla Strega e sperai che i miei peli non crescessero mai.