Il giorno dopo pensai di vivere in un sogno.
Per la prima volta dormii su un materasso morbido, intatto e tutto per me.
Dopo una cena abbondante, quando fummo riuniti e lasciati finalmente in pace, io e i miei fratelli stemmo vicini vicini come un allegra cucciolata che si era ritrovata. Stavamo dritti di profilo. Ognuno di noi ostentava una orgogliosa pancia gonfia sotto il soffice pigiama mentre cercavamo di giudicare quale fosse quella più rotonda e bella. Eravamo entusiasti, sorridenti, pieni di meravigliose aspettative e con le gote rosse dovute allo sforzo di far lievitare maggiormente il ventre già dilatato.
Eravamo decisamente contenti di essere stati allontanati definitivamente dal nostro vecchio padre incompetente.
“Mi hanno fatto mille domande. Su papà, su mamma, su quanto mangiamo di solito, su cosa faccio solitamente di giorno..su tutto insomma!”, ammise uno sconcertato Ted.
“Pure a me!” aggiunse Javier,
“Soprattutto di mamma mi hanno chiesto..”, mi guardò protettivo il mio fratellone,
“Clara, tu te la ricordi? Forse vogliono mandarci da lei”.
Io lo guardai, impressionata che sapesse così tante cose.
“No, io non la ricordo. Papà dice sempre che è una puttana. Io l’ho detto alla polizia”, dichiarai con una certa confusione.
Ted si fece due risate,
“Lo capirai da grande perché il vecchio ha detto così. Meglio dire che lei è una zoccola pittosto che dire che lui è un cornuto manesco”.
Lo guardai senza capire nulla di quanto avesse detto.
“Non credo che andremo a vivere con lei, per il momento. Mi hanno detto che prima devono fare delle ricerche. Mi hanno fatto sapere che probabilmente andremo a vivere in una casa piena di altri bambini come noi.” Aggiunse.
“Come pinocchio nella casa dei balocchi!”, esclamò felice Javier.
E chi era adessto questo pinocchio!?…Poco importava. Mi feci contagiare dal suo entusiasmo. Battei le mani con vigore.
“Lì c’è cibo, giochi, acqua calda per lavarsi!…Tutto!”.
Accolsi con gioia sempre maggiore le notizie appena dette da Javier e applaudii ancor più forte e più velocemente.
“Che ne dite di dormire tutti insieme!?”
“Siii!”, fù l’urlo comune.
Dopo aver dato quell’ottimo suggerimento, Ted mi prese in braccio, mi sdraiò sul letto, mi abbracciò stretta e mi baciò con forza sulla guancia. Sopraggiunse Javier che si gettò con vigore su di noi ridendo sornione. Ci stringemmo ognuno all’altro, e, tutti e tre quella notte, noncuranti di quei due bei letti liberi preparati esclusivamente per noi, preferimmo dormire avvinghiati l’uno all’altro.
Senza alcuna esitazione, preferimmo quella scomoda ma dolcissima vicinanza.