Scrivo affinchè io stessa non lasci all’oblio queste giornate del mio passato.
Per far rivivere i sentimenti di un tempo.
Per non dimenticare quanto e come sono stata bambina, ragazza e infine donna.
Per rivivermi e testimoniare ai miei figli e a chiunque voglia conoscermi quella che ero e sono.
Svelo le mie esperienze, i miei sogni, le mie aspettative, le mie paure e i miei terrori per non smettere mai di migliorarmi a partire dal mio passato.
Questa mia piccola creatura ha un’importante finalità.
Non pensiate che scriva per presunzione, per narcicismo, o per ricevere l’altrui compassione, bensì nella speranza che parte importante della mia vita possa insegnare non tanto quello che deve essere fatto, quanto, piuttosto, quello che non deve essere fatto.
Presento parte della mia vita. Un decalogo di errori facili da evitare se presi in tempo o se ben interpretati, dal momento che, le incomprensioni, se sottovalutate, possono rovinare più di un’esistenza.
Gli equivoci sono peggiori della più devastante delle valanghe.
Io rappresento il risultato di un disastro nato dall’assenza di comunicazione.
La mia è una testimonianza che vuole consapevolizzare riguardo un argomento di cui molti sottovalutano gli aspetti più delicati.
Sottolineo gli aspetti negativi per far capire, nel profondo, quale sia la vera bellezza del prendersi cura di un orfano.
Quando si parla di adozione, in genere, si accoglie quel pensiero nell’anima come la sensazione che deriva dal vedere uno splendido paesaggio, come la gioia che deriva da una bella notizia, come la visione di un cucciolo. Il cuore palpita e il primo pensiero di chiunque é:
“Che meraviglia! Che bella cosa! Alla fine sei stata fortunata”.
Quando si ammirano le limpide rive del più meraviglioso dei laghi rimaniamo estasiati dalla sua bellezza. Ci riempiamo gli occhi della danza sinuosa delle sue acque tranquille.
Ignoriamo la forza delle correnti che regnano sotto la superficie di quelle che ci appaiono celesti acque danzanti.
Ignoriamo il vento sotterraneo che sconvolge quelle stesse acque. Ignoriamo le forze che sollevano il fondo di quello stesso fiume tanto da renderlo inaccessibile ai raggi solari.
È in quel caos che gli esseri acquatici nascosti ai nostri occhi si danno battaglia per continuare a vivere.
Il mio intento è quello di mostrare al mondo quale sia l’immagine che ha un minuscolo pesciolino di quello stesso fiume che ai nostri occhi appare meraviglioso. Focalizzo il punto di vista di un piccolo essere acquatico perché é quasi sempre ignorato.
É facile, quasi comodo, concentrarsi sulla placida superficialità.
La vera bellezza si cela là dove gli occhi volentieri non arrivano. Là dove si annida il brutto.
Là dove sorgono le reali difficoltà si puó scoprire la vera natura dell’avvenenza della vita.
Il fiume nel quale voglio farvi immergere si chiama adozione.
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